Secondo appuntamento con la rubrica “La Mental Coach” a cura di Jessica Celestre che, dopo aver evidenziato l’aspetto mentale del punto de oro, oggi spiega cosa fare in un match quando succede di dover affrontare alcune situazioni complesse dal punto di vista mentale ed emotivo. La loro corretta gestione può aiutare ad affrontare al meglio la partita e portare a casa il match. Perciò come comportarsi quando si fa un errore, si vive un momento difficile, o addiritttura si è in una giornata no? O se a passare tutto questo è il nostro compagno? In questo articolo affronteremo la gestione dei momenti critici a livello individuale.
Ecco alcune indicazioni utili da sperimentare e mettere in pratica:
- Evitate di pensare e giudicare
Quando commettiamo un errore, o stiamo attraversando un momento difficile (dove magari ansia, stress, frustrazione hanno la meglio) frequentemente accade che l’attenzione si disperda su contenuti irrilevanti, come pensieri negativi, auto-valutazioni e autocritiche, che possono incidere sulle abilità motorie e provocare cali prestazionali.
- Imparare ad allenare un atteggiamento senza giudizio, non reattivo, è fondamentale.
Quando disimpariamo a giudicarci, possiamo giocare in modo intuitivo e focalizzato. Perché è proprio l’atto di giudicare che induce a pensare. La continua attività mentale che produce pensieri interferisce insistentemente durante una performance. Facciamo un errore e siamo immediatamente spinti a valutare cosa c’è stato di sbagliato dandoci indicazioni su come correggerlo. Questi giudizi, ripetuti di continuo nel tempo, diventano profezie che si auto avverano, si trasformano in aspettative, e talvolta perfino in convinzioni su sé stessi: come quando ad esempio ci diciamo “non sono capace” – rivolto più all’identità che al comportamento o al gesto del momento – o “sbaglio sempre tutto”, “non ci riesco”, “non ce la faccio” (generalizzazioni irrealistiche). Il fatto di dircelo, ripetercelo e sottolineare lo sbaglio in questo modo, rende le cose “reali”.
La conseguenza della continua sollecitazione della mente – che non è mai quieta – è un corpo teso, che si sforza e si irrigidisce.” E’ infatti dimostrato come la mente influisca sul corpo e viceversa tramite un complesso sistema neurofisiologico di feedback. Un pensiero negativo, la paura, l’ansia, l’intensità dello sforzo, incidono a livello mentale creando una sorta di blocco che limita l’espressione massima del potenziale.
Quando siamo nel flusso della partita, è importante non pensare a come, quando o dove colpire una palla. Non dobbiamo sforzarci e pensare dopo il colpo se abbiamo colpito bene o male. Bensì è utile avere consapevolezza della visione, del suono e del feeling della palla, forse anche dell’aspetto tattile, e limitarsi a sapere senza pensare a quel che dobbiamo fare.
Per cui è importante avere fiducia nei propri mezzi, accedere agli automatismi (che andranno creati) e lasciare andare il bisogno di controllo cosciente su quello che si fa.
- In partita non pensate. Visualizzate!
Dopo un errore o quando la mente inizia a vagare, prima di iniziare il punto successivo possiamo richiamare con una visualizzazione dalla memoria, un’immagine di un colpo, di uno schema, e collegarla allo stato mentale desiderato (che funziona da ancora). E’ importante che l’immagine sia legata a un’emozione (magari alla miglior partita che abbiamo giocato, o al miglior colpo che abbiamo mai effettuato) perchè si possa fissare nella nostra memoria. Ancora meglio se riusciamo a farlo in modo da coinvolgere tutti i nostri sensi. È un processo che va allenato, alla pari di un colpo, fino a farlo diventare un automatismo. Per questo è importante sperimentarla durante l’allenamento con impegno e costanza.
- Concentratevi sulla respirazione
Se siamo in preda all’ansia, o ci sentiamo deconcentrati o scarichi, senza energie, sviluppare consapevolezza della respirazione produce effetti positivi sia a livello fisico che mentale. Se ci sentiamo troppo agitati, concentrarsi sul respiro affinché diventi lento, profondo e ritmico percependolo soprattutto nella parte bassa dello stomaco (diaframma), distoglierà la mente da altre attività e permetterà di tornare ad uno stato di attivazione ottimale, calmandoci e diminuendo la frequenza cardiaca. Una frequenza cardiaca a riposo più bassa può portare ad un miglioramento della prestazione fisica grazie ad un’attività cardiaca più efficiente e a una maggiore resistenza, nonché a un minore affaticamento percepito. Oppure, al contrario, se abbiamo bisogno di incrementare il livello di attivazione, perché ci sentiamo scarichi o troppo rilassati possiamo utilizzare una respirazione più veloce e corta, “attivante” (a livello toracico) che ha come obiettivo l’accelerazione intenzionale della respirazione.
- Gestite lo stato attraverso il corpo
Partendo dal presupposto che cervello e corpo sono un tutt’uno e devono essere allenati congiuntamente, un modo per non rimanere vittime dei pensieri e giudizi, è quello di modificare il linguaggio del corpo e di utilizzarlo per influire in modo positivo sullo stato mentale. Camminare con schiena dritta, testa alta, spalle ben aperte, con un andatura media e un passo deciso e autorevole, tenere alta la testa della racchetta permetterà al cervello di riattivare inconsapevolamente la memoria degli stati cognitivi ad esso soggiacenti. E darà anche un messaggio all’avversario che indica sicurezza, fiducia e presenza in campo. Un esercizio utile può essere quello di guardare una partita del WPT senza vedere il punteggio, provando ad indovinare dal linguaggio corporeo chi sta vincendo e chi sta perdendo.
Anche il sorriso può essere utilizzato per smorzare la tensione, perchè distende e rilassa i muscoli del viso con effetto a cascata sul resto del corpo.
Per concludere, le abilità mentali possono essere apprese ma devono essere allenate per poter poi accedere in partita a una prestazione ottimale. Il consiglio è di provare, fare tanta pratica e vedere quello che funziona di più. Buon padel a tutti!
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