Quando la competizione diventa intensa e stressante, può accadere che durante un match ci giudichiamo in modo critico e severo. Il modo in cui ci trattiamo interiormente, questi auto-giudizi critici, possono generare ansia, frustrazione e peggiorare il nostro gioco. In questo articolo, esploreremo l’importanza di trattarsi con gentilezza e rispetto evitando di giudicarsi negativamente e vedremo come mettere in pratica questa attitudine può influire positivamente sulla nostra prestazione.
Facciamo un esempio: immagina di essere sul campo di gioco e di commettere un errore. In quel momento, potrebbero sorgere pensieri negativi come “non sono abbastanza bravo/a”, “non sono capace” “meglio che esca dal campo” “gli altri sono meglio di me”. È importante notare che questi sono solo pensieri, e trattarsi con gentilezza significa riconoscere che si tratta solo di valutazioni mentali.
La gentilezza verso se stessi non implica negare l’errore o cercare di convincersi che tutto vada bene quando non è così. Invece, consiste nel rendersi conto che ci si sta trattando in modo critico e severo. È un atto mentale che si basa sulla consapevolezza. Accorgerci che ci stiamo giudicando duramente è già di per sé un atto di consapevolezza che ci consente di distanziarci da quei pensieri.
Ci rendiamo conto che non siamo quei pensieri; sono solo valutazioni che spesso derivano da esperienze passate, influenze esterne o pressioni sociali. Questi giudizi non riflettono necessariamente ciò che stiamo facendo in quel momento, se stiamo agendo correttamente o meno. La nostra mente è un simulatore che crea etichette basate su mappe mentali pregresse. In effetti, spesso provengono da influenze esterne, dalla società o dalla nostra storia personale. Questo è il momento in cui entra in gioco la gentilezza verso se stessi, la capacità di trattarci con una prospettiva nuova e più amorevole. Quindi, se riconosciamo che il giudizio è una parte intrinseca della nostra esperienza, possiamo scegliere di accoglierlo con gentilezza e consapevolezza quando sorge, anziché lasciare che domini la nostra percezione del momento presente.
Facciamo un altro esempio: sei in campo, stai già giocando da un po’ di tempo, e all’improvviso inizi a distrarti. Questo è del tutto normale poiché la nostra mente e la nostra attenzione non sono progettate per rimanere costantemente fisse su un’unica cosa. La nostra mente è programmata per saltellare, pronta a proteggerci da eventuali ostacoli o imprevisti che potrebbero sorgere da un momento all’altro. Quindi, dopo un pò di tempo che sei concentrato sul tuo gioco, inizi a distrarti, è fondamentale notare come reagisci con te stesso in quel momento. Come ti tratti quando ti perdi durante il match? Ti giudichi duramente, pensando magari “Sei un disastro”, “Sei davvero scemo/a”, “Non riesci a fare niente di buono” “devo essere perfetto/a”? Oppure, ti tratti con fiducia, dicendoti: “Ok, è normale perdersi. Continuiamo a giocare”?
La tua risposta a questa domanda è importante perché influenzerà notevolmente le tue future prestazioni. Se ti critichi duramente quando perdi la concentrazione, diminuirai drasticamente le probabilità di continuare a giocare al meglio. Il nostro apprendimento avviene attraverso condizionamenti, sia positivi che negativi. Punirci costituisce un rinforzo negativo, riducendo la probabilità che ripetiamo una specifica azione. Pensa a questa situazione come al cellulare che squilla in una giornata di sole: la prima volta sei entusiasta di rispondere, ma se ricevi una brutta notizia, la tua reazione alla chiamata successiva sarà diversa. È lo stesso principio che si applica quando ti tratti male durante il gioco. Pertanto, mentre giochi, fai un esercizio di auto-osservazione. Nota quando inizi a distrarti e osserva come tendi a trattarti in quel momento. Questo è ciò che gli psicologi chiamano un “compito di meta cognizione”, ed è un potente strumento di autoconsapevolezza. Riconoscerai che a volte sembra facile, ma spesso è estremamente difficile. Potresti notare che tendi a distrarti, ma poi ti rimetti in gioco. Puoi anche notare che, dopo esserti perso, inizi a intrattenere dialoghi interni, dubitando se sia corretto o giusto.
Ti incoraggio a esercitarti in questo processo: nota, accetta la distrazione o il giudizio e torna semplicemente a giocare.
Quali possono essere le conseguenze dirette e indirette dei giudizi negativi sulla nostra performance?
Riduzione della Fiducia: L’autocritica e i giudizi negativi erodono la fiducia in noi stessi, un elemento cruciale che può avere a sua volta un impatto negativo sulle nostre prestazioni, in particolare: sull’evitare di prendere rischi, sul calo della motivazione, sulla difficoltà nella gestione dell’errore, sull’attuare una comunicazione negativa che influisce sul clima della coppia, sull’auto sabotaggio, alimentando il circolo vizioso delle limitazioni mentali.
Aumento dello Stress: I giudizi negativi possono aumentare i livelli di stress e ansia durante una partita, creando un ambiente psicologico meno favorevole per la performance. Quando dubitiamo delle nostre abilità o ci preoccupiamo di fallire o del giudizio degli altri, questo può influire negativamente sulla concentrazione e sulla calma mentale.
Distrazione Mentale: Il giudizio critico può distogliere l’attenzione dai dettagli del gioco, rendendo difficile mantenere la concentrazione su ciò che è veramente importante.
La Gentilezza come Alternativa
In alternativa, la gentilezza verso se stessi è un approccio costruttivo e sano che implica trattarsi con la stessa gentilezza e comprensione che riserveremmo a un amico in difficoltà. Ecco alcune strategie pratiche per coltivare questa attitudine:
Sii Gentile con Te Stesso: Riconosci l’autocritica e prova a trattarti con un atteggiamento di gentilezza. Ricorda che gli errori fanno parte del processo di apprendimento nel gioco.
Ricorda l’importanza del processo: l’importanza del processo non significa trascurare gli obiettivi o i risultati, ma riconoscere che il cammino verso il successo è altrettanto rilevante. Focalizza la tua attenzione sull’intento di essere presente nel “qui ed ora”, goderti il gioco e migliorarti, invece di concentrarti esclusivamente sul risultato finale.
Usa la Gentilezza come Motivazione: Trattarti con gentilezza può fungere da motivazione positiva, spingendoti a dare il massimo invece di farti sentire scoraggiato.
Pratica la Consapevolezza: Sviluppa la consapevolezza riguardo a come ti giudichi durante il gioco e impara a lasciare andare i giudizi negativi, permettendo alla gentilezza di prendere il sopravvento.
In conclusione, la self-kindness è un elemento fondamentale poiché influenza in modo significativo le prestazioni e il benessere emotivo dentro e fuori dal campo. Imparare a trattarsi con gentilezza anziché giudicarsi in modo critico rappresenta un passo essenziale per migliorare il proprio gioco e vivere appieno l’esperienza della competizione.
La prossima volta che entrerai in campo, tieni a mente l’importanza di essere gentile con te stesso e abbraccia la gentilezza come un prezioso alleato nella tua crescita sia personale che sportiva.
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