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La Mental Coach

Nella mente dei campioni: in campo con Denny Cattaneo

Dopo Erika Zanchetta, secondo appuntamento con la nostra rubrica dedicata all’aspetto mentale nel padel

Denny Cattaneo

Denny Cattaneo, uno dei migliori giocatori in Italia e protagonista, con la nostra Nazionale, di uno storico 5° posto ai recenti mondiali in Qatar: con lui affronteremo il tema della gestione dello stress, fattore fondamentale per un giocatore che vuole esprimere al meglio il proprio potenziale in campo. La gestione dello stress influisce molto sull’impegno che mettiamo per raggiungere i nostri obiettivi e sulla capacità di essere resilienti di fronte agli errori e alle difficoltà. Da Mental Coach, posso affermare che questo è l’aspetto che la maggior parte degli atleti che svolgono un percorso di preparazione mentale sentono di voler migliorare. Andiamo a scoprire con Denny il modo in cui affronta la competizione:

Denny, oggi parleremo di gestione dello stress: come vivi la competizione?

Quando ho iniziato a giocare a padel, a differenza del tennis – dove facevo fatica a gestire le frustrazioni – mi divertivo, ero tranquillo e non avevo grandi aspettative. Col tempo è diventato certamente più impegnativo, perché il livello di gioco è aumentato molto; tuttavia non me la vivo con ansia. Anzi, mi piace competere e la competizione mi permette di confrontarmi con giocatori di livello e mi stimola a crescere e a migliorarmi giorno dopo giorno.

Spesso si dice che per vincere bisogna avere la “giusta mentalità”, cosa significa secondo te?

Nella mia esperienza, il pensare troppo sicuramente non aiuta, io sono uno che pensa tanto, mi manca un po’di spensieratezza. Avere la giusta mentalità per me è quando non ti trema la mano nei momenti decisivi, quando non senti le partite importanti, quando vai a giocare con un po’ di incoscienza, quando eviti di pensare al pubblico o di distrarti rispetto a ciò che avviene al di fuori di te.

Quanto incide in percentuale sull’esito di un match, la capacità di sapere gestire lo stress in campo?

Partendo dal presupposto che tutti nel tempo possono imparare i colpi e la tecnica, il modo in cui si affronta un match, la parte mentale conta molto, è un buon 50% se non di più. Più il livello è alto più questa capacità fa la differenza. Saper fare quello che fai in allenamento, quando ti senti più libero e tranquillo, e applicarlo quando sei in partita e giochi con uno stress maggiore, è molto importante. Poi c’è addirittura chi nelle partite importanti si esprime ancora meglio e riesce a dare il massimo.

Quali sono le situazioni che ti procurano maggiore stress in campo? E come le gestisci?

In campo lotto più con me stesso che con l’avversario e le situazioni esterne. Come dicevo anche prima, penso troppo. Quando riconosco di avere pensieri negativi, ho imparato ad accettarli, perché fanno parte della competizione, e a lasciarli fluire; il più delle volte non ostacolano la mia prestazione e, tutto sommato, riesco a gestirli in modo efficace. L’unica cosa che a volte mi infastidisce è quando incontro avversari che si comportano in modo scorretto, che magari tecnicamente sanno di non avere le armi per vincere, così trovano altri modi per distrarre.

Ci elenchi le qualità mentali che riconosci di avere e che metti in atto per affrontare i momenti più difficili e stressanti?

Penso di essere una persona abbastanza fredda in campo: a volte può sembrare che sia molto pacato e dare l’impressione che non stia lottando; tuttavia questo è il mio modo di stare tranquillo e concentrato. Lo percepisco come un limite solo quando ho bisogno di caricarmi e di farmi sentire dall’avversario, perché faccio fatica ad esternare la mia grinta e a mostrare che ci sono. Un’altra qualità che mi riconosco, e che mi aiuta soprattutto nei punti importanti, è la fiducia in me stesso e la capacità di adattarmi emotivamente in base all’andamento della partita.

Una cosa invece che ti piacerebbe migliorare per gestire le situazioni più stressanti?

Essere più cattivo, più carico. In certe situazioni è utile per mostrare all’avversario che nonostante non stai giocando bene, ci sei e non molli.

Dopo un errore in che modo ti supporti?

Nonostante sia un perfezionista, mi dico che tutti possono sbagliare…sbaglia anche Bela. Succede! Poi certo dipende dal momento, capita che mi arrabbi, ma questo non mi abbatte, non sto a rimuginare e vado avanti.

E in che modo sostieni il tuo partner di gioco nei momenti di difficoltà?

Penso di essere un compagno con un approccio positivo, non metto pressione, perché so quello che non vorrei che fosse fatto a me, per cui cerco di supportarlo; se sbaglia,  lo accetto. Come dicevo anche prima, sbagliano anche i migliori. Penso che chi fa un errore sia il primo a non voler sbagliare, per cui rimarcare l’errore non è utile. Cerco di essere sempre costruttivo e propositivo. Se ho visto l’azione, magari al cambio di campo posso suggerire e dare delle indicazioni affinché si possa sfruttare l’errore per migliorare.

Cosa provi quando stai per realizzare il punto decisivo (punto de oro o per la vittoria di un campionato nazionale o europeo)? Come gestisci l’ansia da prestazione?

Mi è successo quest’anno di giocare un punto decisivo al mondiale contro il Paraguay, eravamo 1 a 1 e c’era il punto de oro sul 5/3 al terzo set. Sono andato a rispondere io; sapevo che era un punto importante, ma ero in fiducia, non ero teso, sentivo che stavo giocando bene e avrei potuto continuare a fare bene. Paradossalmente faccio più fatica ad entrare nel match, a giocare i primi punti quelli “meno importanti”. Palle break e match point le vivo più tranquillamente.

So che oltre ad essere giocatore, insegni anche; cosa diresti ad un tuo allievo che ti dice di aver paura di vincere o di perdere?

Proverei a rassicurarlo, gli direi che non c’è da aver paura, che anche i migliori sbagliano. Gli direi di pensare a sé stesso e cercare di fare le cose su cui si sente più forte e che sa fare meglio. E poi di non essere passivo, di andare alla ricerca del punto, di avere coraggio, perché è questo che ti fa crescere. In fondo vincono e perdono tutti, tutti vincono e perdono partite importanti, tutti ne possono vincere cinque di fila e perderne altrettante. Fa parte dello sport. Cercherei di relativizzare l’aspetto del risultato per farlo concentrare sulle cose più importanti della vita, quelle cose che a volte non consideriamo o sottovalutiamo.

Qual è secondo te il giocatore italiano più forte nel gestire lo stress in campo, e perché?

Il mio amico Micky Bruno perché è un giocatore che pensa a giocare, è istintivo, gioca sciolto, va e non ci pensa due volte… io invece tendo a “pensare troppo” e questo a volte mi blocca.

Il tuo compagno ideale?

Ti lascio con questa perla e ti dico Arturo Coello. Mi piace sia come gioco che come atteggiamento in campo!

Il consiglio della Mental Coach

La vittoria di un match, nella maggior parte degli incontri man mano che si sale di livello, è generalmente determinata dal successo di pochi punti chiave. Sapere come reagisci e gestisci i momenti sotto la pressione di un punto importante è la via per crescere e migliorarti. Ma perché in quei momenti molti atleti hanno difficoltà a gestire la pressione? Ansia, fretta e desiderio di chiudere il punto sono i principali ostacoli in quelle situazioni e, quando accadono, può essere utile concentrarsi sulla tattica, perché nella tattica le emozioni passano in secondo piano. Inoltre, per una corretta analisi della partita, la prima domanda che puoi porti alla fine del match è: “Cosa mi accade e come funzionano i miei colpi sui punti importanti? Quale colpo cede quando mi sento sotto pressione?” Nel caso fosse sempre lo stesso colpo, parlane con il maestro e lavoraci tecnicamente in allenamento, provando a ricreare la stessa tensione e difficoltà sperimentata durante il match, possibilmente in modo graduale, partendo dalle situazioni più semplici e sicure fino a quelle più complesse e stressanti.

Quando in campo ti senti sopraffatto/a dall’ansia, una pratica efficace è la Mindfulness: nei momenti difficili, ancorati al corpo e al respiro. Puoi scegliere una parola su cui concentrarti e pronunciarla durante l’espirazione (parole come “sicuro/a” e “calmo/a” possono essere efficaci). Questo esercizio ti riporterà in contatto con il qui ed ora permettendoti di lasciare andare i pensieri negativi.

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