L’intervista di oggi vede protagonista Giulia Sussarello, campionessa italiana, da quest’anno in coppia con una delle migliori tenniste della storia del tennis italiano, Roberta Vinci. Con lei parleremo di concentrazione che, in termini “tecnici” è la capacità di focalizzare l’attenzione sugli stimoli più funzionali al compito che si deve svolgere. In passato si pensava che i livelli di concentrazione fossero una dote innata e legati a caratteristiche specifiche dell’atleta; si è invece scoperto che è un’abilità e, come tale, è condizionata dal proprio stato emotivo, dalle proprie convinzioni, dalle proprie abitudini e può essere allenata attraverso degli esercizi specifici.
Andiamo a scoprire con Giulia quali sono gli aspetti importanti per mantenere il focus e in che modo lei allena uno degli aspetti mentali più determinanti in campo:
- Che ruolo ha la concentrazione per un atleta?
Arrivando dal tennis, per me la concentrazione era la cosa più importante. Lì ero sola in campo e dovevo cavarmela autonomamente. Per mantenere l’attenzione sempre costante, avevo i miei schemi, i miei rituali da seguire. Quando sono passata al padel, ho trovato un po’ di difficoltà. L’avere una compagna, una persona che ti parla, ti dice cosa fare, che ti viene vicino per aiutarti, per me rappresentava “una distrazione”. Con il tempo, ho iniziato a vedere le cose sotto un altro aspetto, ho rivalutato il fatto di essere in due: ora avere una presenza accanto è un valore aggiunto, un importante aiuto nel ritrovare il focus. E a dirti la verità, quasi mi piace di più rispetto a quando ero sola sul campo da tennis.
- Come ti prepari mentalmente ad una partita? Utilizzi tecniche, routines, self talk?
Prima del match a me piace isolarmi; ascolto la musica, inizio a scaldarmi fisicamente e preparo la partita pensando a cosa dovrò fare in campo. Poi, una decina di minuti li dedico a sentire la palla, sentire i colpi e rilassarmi un po’, anche se sento di gestire abbastanza bene la tensione. Apprezzo molto il fatto di poter condividere con la mia compagna questa fase di riscaldamento; anche se ognuna segue le proprie routines, c’è l’idea di essere una coppia, di fare le cose insieme. Poi dal momento in cui entro in campo, penso solo a giocare e a divertirmi.

- In che modo riesci a mettere da parte stress e preoccupazioni quotidiane, per concentrarti completamente in campo?
In realtà per me oggi giocare a padel è una scelta. Quando giocavo a tennis sentivo di dover allenarmi, di dover fare i tornei. Adesso ho il mio lavoro, la mia casa, la mia famiglia; il padel mi motiva, mi dà serenità e soddisfazione, quindi è un po’ come se fosse esso stesso lo svago dalla routine quotidiana e dallo stress. Anzi, quando gioco i tornei è proprio il momento in cui posso dedicarmi totalmente a me stessa, senza dovermi occupare di organizzare la giornata lavorativa.
- Meglio concentrarsi sulla prestazione o sul risultato? E perché?
Meglio sulla prestazione, anche se in alcuni momenti è più difficile farlo. Penso che ad un certo livello, la differenza tra un giocatore medio e uno alto stia nel fatto di non soffermarsi troppo sul risultato. Ad esempio, quando sei 6/2 5/2 sotto, è importante giocare quel game come se fossi uno pari al primo set. Anche se a volte mi è capitato di essere in vantaggio – magari 4/0 – nella mia testa pensare: “Ah finalmente, è quasi finito il match” e, nell’attimo in cui mi sono rilassata la partita è cambiata completamente. Ma mi è capitato anche di stare 6/1 5/0 sotto e dire: “Va beh, che devo fare…ormai!” e in quel momento mi sono sentita più libera di giocare arrivando a capovolgere l’esito del match.
- Come fai a stare in campo per più di due ore e mantenere la concentrazione costante senza avere alti e bassi?
Quello che mi contraddistingue è che difficilmente ho momenti in cui gioco benissimo e momenti in cui gioco malissimo. Solitamente gioco una prestazione da 7/8, sono abbastanza costante per tutta la durata della partita.
Una cosa fondamentale che consiglio è quella di giocare tanti match. Più ne giochi, più ti abitui a stare in campo. In secondo luogo, allenarsi sulle tempistiche che potresti trovarti ad affrontare nei tornei. Se sei abituato a fare un’ora di lezione e poi un match dura 2 ore e mezza, è normale che sia difficile riuscire a mantenere la concentrazione per tutto il tempo. Infine, bisogna sempre pensare a cosa si sta facendo bene e cosa si può migliorare, parlare con il proprio compagno, non isolarsi. In passato con Chiara ci ripetevamo in continuazione il fatto di rimanere sempre unite, nel bene e nel male.
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- Cosa fai per riuscire a mantenere la concentrazione nelle fasi critiche e nei punti più importanti di una partita?
A me piacciono molto quei momenti, infatti anche nel punto de oro spesso mi offro io per rispondere. Non faccio nulla di diverso. Quella tensione positiva del momento importante, delle partite lottate, dei punti molto lunghi, a me dà energia e mi aiuta a raggiungere la massima concentrazione.
- Come gestisci mentalmente i 25 secondi di pausa tra un punto ed un altro e in generale le pause durante un match?
Come ogni sportivo che pratica uno sport con una prestazione così lunga, ho dei rituali a volte anche un po’ scaramantici e delle routine. Ad esempio, prima di servire faccio battere la palla una serie di volte prima di effettuare il colpo, batto il cinque con la compagna ogni volta per mantenere il legame; 25 secondi tra un punto e un altro sembrano pochi ma in realtà sono tantissimi e tutte le cose che faccio, mi permettono di far passare il tempo, ed evitano che i pensieri si disperdano in altro che non sia la partita.
- Se ti accorgi che la tua compagna è deconcentrata e fa molti errori gratuiti, in che modo cerchi di aiutarla/sostenerla?
E’ molto personale…posso dirti che se capita a me una cosa del genere e sono io che sto commettendo degli errori, non mi piace che la mia compagna mi parli troppo e che faccia delle espressioni o gesti particolari che possano rimarcare l’errore. Se percepisco che è arrabbiata mi viene più naturale gestire il momento da sola, mentre se sento che mi parla con un tono di voce tranquillo, mi sento più sicura e diventa più piacevole scambiare qualche parola in più. Preferisco che mi dica come tornare in partita, magari indicandomi una cosa specifica su cui portare l’attenzione (es. “ora concentrati sui piedi”, oppure “accompagna di più il pallonetto”) e poi che mi sostenga, mi motivi e mi carichi incitandomi a pensare al prossimo punto.
Consiglio quindi, quando si inizia un progetto con una persona, di darsi tempo per conoscersi e trovare il giusto feeling; cambiare continuamente compagno può essere un problema perché non si vivono insieme i momenti importanti, non si affrontano insieme le partite difficili, non si trovano soluzioni condivise. Nel campo è come nella vita!
- Perché molti giocatori/trici, soprattutto a livello amatoriale, sembrano “perdere” facilmente la concentrazione in situazioni competitive e lamentano il fatto che in allenamento riescono a rendere molto di più che in partita?
Io penso che giocatori a livello amatoriale o di terza/quarta categoria tendano a voler fare in partita, soprattutto nei momenti importanti, cose molto difficili (stop volley, per tre, dormillona) e questo provoca un maggior rischio di fare errori, meno sicurezza e cali di concentrazione; magari si inizia a rimuginare dicendosi “perché l’ho fatto”, si entra come in un circolo vizioso. Spesso basta giocare anche un colpo in più, fare ciò che si sa fare bene, avere la pazienza di aspettare il momento giusto per chiudere, come si è fatto fino a qual momento. Se so che il mio colpo migliore è il rovescio a due mani e l’uscita di parete, cerco di costruirmi il punto per arrivare a giocare quel colpo.
- Qual è la tua compagna ideale?
Con Roby mi sto trovando molto bene, mi sta dando davvero tanto in termini di tranquillità e sicurezza in campo. C’è rispetto reciproco, lei si affida molto alla maggiore esperienza che ho nel padel, io alla sua esperienza soprattutto a livello di atteggiamento; apprezzo tanto la sua umiltà, perché nonostante sia stata una giocatrice fortissima a tennis, qui nel padel è consapevole di dover migliorare alcuni aspetti tecnici. Attualmente è lei la mia compagna ideale.
Il consiglio della Mental Coach:
Esistono alcune tecniche di concentrazione che si sono rilevate particolarmente utili per migliorare le funzioni attentive:
- Utilizzate delle routine, da quelle pre-gara a quelle prima di un gesto tecnico (es. far rimbalzare la palla un certo numero di volte prima di servire) o post errore – una serie di azioni che vi permetteranno di “lasciar andare” l’errore; potete concentrarvi sul respiro, sulla ripetizione del colpo in modo corretto, sul camminare mantenendo una certa postura con spalle aperte, testa alta e andatura decisa. Questo vi offre la possibilità di annullare ogni stimolo e pensiero esterno che potrebbe distrarvi.
- Utilizzate delle parole “trigger” (come girati, corri, rimani piegato/a, colpisci avanti ecc.) inerenti ad istruzioni specifiche; sembra siano più efficaci del self talk motivazionale (come dai, forza, ecc.) nel migliorare i compiti che richiedono precisione e coordinazione motoria fine.
- Usate le immagini mentali (imagery). Vedete e sentite un’azione, una giocata, uno schema tattico, un colpo prima di eseguirlo effettivamente (un servizio o una risposta). Ripetendo spesso il movimento dentro di voi, visualizzandolo continuamente, è possibile migliorarne la coordinazione dell’esecuzione, sino a farla diventare azione automatica nel momento in cui si verifica sul terreno di gioco.
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