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Roma, è boom di maestri! Claudio Orsola: “Fare l’istruttore non deve essere una moda”

Il padel non esclude nessuno. Che tu sia un bambino, una ragazza o un adulto poco importa. Ti basta chiamare tre amici, indossare un paio di scarpe da ginnastica ed entrare nella gabbia. Il resto poi lo farà… il padel! C’è chi si appassiona a questo fantastico sport e chi decide di farne una professione. Claudio Orsola (al centro nella foto ndr) fa parte della seconda categoria. L’istruttore nazionale classe ’89 ci racconta come questa disciplina ha cambiato la sua vita e ci regala una panoramica sulla crescita del movimento padellistico a Roma, dove vive attualmente. Sempre con il sorriso e tanta passione. “Due fattori – ci ricorda – che non devono mancare mai”.

Claudio, quando nasce la tua passione per il padel?
“Mi sono innamorato di questo sport quando ho capito che potevo prendere la pallina fuori dal campo… (ride ndr). Scherzi a parte, mi sono avvicinato al Padel poco prima della pandemia. Venendo dal calcio a 5 a livello professionistico, mi sono ritrovato senza la possibilità di allenarmi e il padel era tra le pochissime attività permesse. E così lezione dopo lezione mi sono appassionato sempre di più. Sono partito con le attività individuali da zero e ho avuto un ottimo maestro che mi ha trasmesso oltre che la tecnica anche la passione. Ora questa disciplina è parte integrante della mia vita”.

Al momento ci sono tanti istruttori di primo livello… forse troppi! Secondo te la figura dell’insegnante andrebbe rivista?
“Penso proprio di sì. Tra il primo e il secondo livello c’è una grandissima differenza. Anche perché tante persone hanno preso il ‘pezzetto di carta’ per poi non lavorare oppure recitare a memoria quelle due o tre frasi che vanno dette. Insegnare invece è ben altro. Anzi vorrei aggiungere una cosa…”.

Prego.
“Essere un istruttore secondo me significa lavorare ogni giorno. Spostarsi per andare a vedere le lezioni degli altri, rubare con gli occhi. Fare tanti corsi di aggiornamento anche fuori regione per apprendere nuove metodologie. Molti credono che sia facile ma dietro ci sono impegno e tanti sacrifici”.

Hai iniziato un’avventura molto interessante con WePadel. Ci puoi dire di cosa si tratta e come operate?
“WePadel è una società e ci occupiamo di organizzare tornei e partite su tutto il Lazio e a breve in tutta Italia. Abbiamo più di 1700 iscritti. E’ un lavoro complicato stare dietro a tutte le richieste, però siamo felici. Ora è tutto ben organizzato con 12 chat divise per zone e il feedback dei nostri utenti è positivo. E pensare che due anni fa avevamo otto iscritti… WePadel è diventata una realtà bellissima e siamo soltanto all’inizio!”.

A Roma c’è stato un boom di prenotazioni. Possiamo dire che il Padel non è più una semplice moda ma uno sport radicato sul territorio?
“Sono assolutamente d’accordo. All’inizio in tantissimi hanno iniziato per evadere per un momento dalla pandemia mentre oggi è molto di più. Parliamo senza dubbio della disciplina in maggior crescita sul territorio. Con pochi e semplici nozioni possono giocare tutti. La nascita delle scuole di padel è il punto di partenza ed è forse la notizia più importante in assoluto perché garantirà futuro a questo sport”.

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