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“Piemonte fra le prime regioni d’Italia. Ed io sogno scuole padel per bimbi e circuito di tornei fra club”

Idee e progetti di Bruno Ubaudi, amministratore del GonettaGo di San Carlo Canavese e neo delegato padel per la FIT

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Nella recente elezioni del nuovo consiglio direttivo della FIT Piemonte, il ruolo di delegato al padel, in rappresentanza dei circoli, è stato assegnato a Bruno Ubaudi, amministratore del GonettaGo, club di San Carlo Canavese.

Ubaudi, come e quanto sta crescendo il padel in Piemonte? “Ad oggi ci sono, in Piemonte, più di 40 circoli affiliati Fit dove si può giocare a padel. In alcuni, non si gioca nemmeno più a tennis. La diffusione è a macchia di leopardo e la crescita maggiore si rileva nel circondario di Torino, in Canavese e nei capoluoghi di provincia. Sicuramente il Piemonte è oggi tra le prime regioni italiane come movimento, numeri di tesserati e livello medio degli agonisti”.

Quali sono, secondo Lei, i motivi di crescita del movimento? “Il padel cresce per diverse ragioni. In primis, perché è divertente, poi perché si riesce presto a giocare in modo accettabile, senza lunghi periodi di lezioni o apprendimenti lenti. Non bisogna scordare che a padel giocano ex tennisti ma anche ex giocatori di calcio a 5, pallavolisti, podisti e soprattutto molte donne: ciò amplifica di molto la potenziale platea degli appassionati. La logistica e la mancanza di regole rigide facilita ancor più il successo di questo sport. Per organizzare una sfida bastano 4 persone e non i classici 10 ad esempio del calcetto, inoltre chat e social vari permettono una interazione notevole e una grossa base di potenziali compagni di gioco. Infine, non occorre silenzio intorno ai campi, ci si può muovere tra spettatori ed in genere il terzo tempo tra giocatori è la regola, non l’eccezione”.

Lei è appena stato eletto responsabile padel per il Piemonte: quali sono suoi obiettivi e programmi? “Io amministro un club, GonettaGo, dalla sua nascita, sono però anche un giocatore e giudice arbitro. Ho così modo di ascoltare, da molti anni, osservazioni sull’operato federale, a volte costruttive a volte no. Mi sono riproposto ora di capire il funzionamento della macchina organizzativa e, se mi sarà possibile, dare il mio contributo per migliorarne l’efficienza. Circa i programmi, invece, essendo anche istruttore, seppure di tennis, vorrei dare risalto all’insegnamento dei più piccoli, in modo da non avere solo giocatori che arrivano dal tennis ma proprio nativi del padel, con scuole dedicate, propaganda, formazione, tornei under, un po’ sulla falsariga di quanto avviene nel tennis. Poi vorrei, appunto, ascoltare le voci dei giocatori e dei dirigenti di club in modo da assecondare le loro richieste, in termini ad esempio di classifiche padel o di reperimento maestri qualificati. Infine, mi piacerebbe contribuire alla diffusione di un campionato o comunque di una serie di tornei che consentisse di creare nella Regione una community alla stregua di un piccolo circuito Atp nel quale ogni settimana offrire l’opportunità di una tappa divertente, con giocatori diversi dagli sparrings consueti, magari nella cornice di un Club nuovo da conoscere”.

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