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Il padel italiano fa scuola: maestri e multidisciplinarità

Sono molti gli indicatori che segnalano l’esplosione della disciplina. Lo conferma anche questa analisi di Gabriele Riva

Padel Foro Italico

Non ci sono più soltanto le scuole di tennis. Intanto perché ormai si possono tranquillamente chiamare scuole di formazione per l’ampiezza dei programmi che includono, e poi perché adesso ci sono pure le scuole di padel. Già, perché non è vero che una delle discipline in assoluto più in ascesa d’Italia rappresenti un’esclusiva di ragazzi e adulti, può al contrario a buon diritto diventare un’opzione anche per i più piccoli.

Sono molti gli indicatori che segnalano l’esplosione del Padel in Italia. Sul piano delle strutture (sempre di più in tutto il paese), sul piano degli eventi (con Cagliari centro del calendario internazionale in settembre), sul piano dei risultati internazionali (con i primati che si susseguono mese dopo mese, l’ultimo quello firmato da Sussarello-Pappacena), perfino sul piano dirigenziale (con un consigliere dedicato in ogni Comitato Regionale FIT a partire da quest’anno).

C’è tutto questo e c’è anche di più. In Italia le Scuole di Padel sono nate ufficialmente con la stagione agonistica 2019/2020, per cui sono giovanissime. Ma il processo che ha portato alla loro nascita è molto più lungo, articolato e soprattutto “pensato”. Prima ancora di farne un discorso di date e di timeline, c’è una grossa premessa da fare.

“La FIT è l’unica federazione al mondo insieme a quella francese a gestire altre due discipline di racchetta oltre al tennis – spiega Michelangelo Dell’Edera, direttore dell’Istituto Superiore di Formazione ‘R. Lomabrdi’ – e questo ha permesso di ampliare lo sguardo sotto molti punti di vista ampliando l’offerta per i propri tesserati e circoli”. Le due discipline in questione sono Beach Tennis e, per l’appunto, Padel.

Dell’Edera, che nel suo ruolo è chiamato a organizzare, gestire e monitorare tutto il sistema d’insegnamento italiano, nel 2014 è andato in trasferta in Spagna, la patria del Padel, per vedere di persona quella che già allora si annunciava come una vera e propria rivoluzione. “Tanto che loro, gli spagnoli, avevano all’epoca convertito qualcosa come il 48% dei loro campi da tennis in campi da padel, un dato che lì per lì mi sembro shockante, soprattutto per uno come è che ha sempre avuto e che ancora ha nel modello spagnolo uno dei propri punti di riferimento”.

L’obiettivo della “missione” era studiare e capire: “Eravamo io e Mauricio Rosciano, responsabile del settore organizzativo della Federazione – racconta Dell’Edera – e visitammo oltre 30 circoli per farci un’idea del fenomeno. Non solo, parlammo con molti esperti del settore, compreso quello che è universalmente riconosciuto come il Federer del Padel, Fernando Belasteguin”.

Nel 2015, poi, fu la volta del primo passo effettivo: l’inserimento tra i moduli di studio del percorso per diventare Istruttore di 1° Grado di tennis anche di un blocco dedicato al Padel. Una spinta promozionale importante per far leva principalmente sul corpo insegnante del mondo della racchetta: “Uno sport si promuove solo e soltanto se la qualità di chi lo insegna è curata e certificata”, sottolinea Dell’Edera.

Dopo un primo triennio di rodaggio, nel 2018 il passaggio successivo: corsi e moduli esclusivi dedicati solo e soltanto al Padel, non più inseriti nel percorso per diventare Istruttori di 1° Grado, ma percorsi a sé stanti per diventare Istruttori di 1° Livello di Padel (la terminologia varia: il termine grado si utilizza per le qualifiche legate al tennis, livello invece per quelle legate a Padel e Beach Tennis).

Oggi le qualifiche riconosciute dalla Federazione Italiana Tennis per gli insegnanti di Padel sono 3:

  • 1° Livello
  • 2° Livello
  • Maestro

Figure formate con la stessa professionalità e cura che l’ISF dedica anche al tennis. Per dare un’idra, il percorso per diventare Maestro dura 2 anni e prevede esami, tirocinio e tesi. La punta di diamante del settore formativo è Gustavo Spector, l’attuale CT delle nazionali azzurre di Padel e vera e propria istituzione nel mondo dei padeleri. “È il nostro punto di riferimento – spiega Dell’Edera – ma del gruppo fanno parte anche elementi di assoluto valore come Sara Celata, Roberto Agnini e Alessandro Pupillo. Senza dimenticare che attualmente abbiamo come consulente anche il responsabile della formazione spagnola, l’argentino Martin Echegaray”.

Un argentino che fa da responsabile in Spagna: se si parla di Padel, la combinazione perfetta. “Non nascondo anche – amplia lo sguardo il direttore dell’ISF – che ci piacerebbe avere in futuro all’interno di questo gruppo proprio Fernando Belasteguin”.

I numeri in costante crescita di insegnanti qualificati e certificati (oggi sono 2.296 di cui 51 Maestri, 182 di 2° Livello e i restanti di 1° Livello) ha portato come naturale conseguenza alla nascita delle scuole di Padel. Che a loro volta sono classificate in tre macrocategorie (nel tennis invece sono 5):

  • Club School
  • Basic School
  • Standard School

I criteri di suddivisione si rifanno a quelli della classificazione delle scuole tennis, criteri oggettivi e misurabili dunque. Il grosso mito da sfatare quando si parla di scuole di padel sta nella falsa credenza che si tratti soltanto di una serie di corsi per adulti e ragazzi Over 18.

“Figuriamoci, ci siamo talmente impegnati in questi anni per costruire un progetto pensato sui più giovani che siamo stati i primi al mondo a inventarci il mini-padel”. Dell’Edera spiega il come e il perché: “Un’estate al Centro Estivo FIT di Castel di Sangro abbiamo fisicamente segato delle racchette da padel, per permettere ai più piccoli di avere la mano più vicina al punto d’impatto, per migliorare la sensibilità”.

“L’esperimento ha funzionato talmente bene che abbiamo poi chiesto a Head, il nostro sponsor tecnico, di mettere in produzione delle vere e proprie racchette da mini-padel, cosa che è effettivamente successa”. Sì, ma a che cosa servono questi mini-attrezzi? “A implementare il concetto di multidisciplinarità, che come insegnate di tennis io ho sempre avuto a cuore”. Tanto che Dell’Edera applicò questi concetti anche con due delle sue allieve più famose. “Ricordo che Flavia Pennetta quando aveva 13 anni aveva problemi a combinare la velocità degli arti inferiori con quella degli arti superiore. Così le facevamo fare esercizi di pallavolo, provando le schiacciate, o di basket per migliorare quell’aspetto specifico”.

“Roberta Vinci, invece, aveva problemi con il lancio di palla sul servizio. Pensammo che ci fosse da migliorare la sensibilità della mano non dominante, e così le organizzavamo partite di pallamano e perfino di bocce, obbligandola a giocare con la sinistra e facendola abituare ad ‘accompagnare’ il suo gesto. Ecco perché credo che la multidisciplinarità funzioni, e piuttosto bene”.

Dunque come si combinano padel e tennis? “Facciamo esempi concreti – dice Dell’Edera -: per un bambino nella fase di didattica di avviamento e di mini-tennis, imparare il gesto corretto della volée è più facile in un campo da padel, con misure e attrezzi adatti. Allo stesso momento un allievo di una scuola di tennis, nella fase didattica dell’Perfezionamento, può trarre benefici dai transfer positivi su esecuzioni come il back di rovescio”. “Il Padel sta crescendo tanto, lo stiamo vedendo tutti, ma lo fa in modo interconnesso con il tennis, sia perché i circoli possono offrire ai loro soci e frequentatori un’offerta più ampia, sia perché può essere affiancato al tennis in determinati fasi grazie al principio di multidisciplinarità”, chiosa Dell’Edera. Anche così la crescita continua.

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