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Stefano Banfi, il primo padel manager

Intervista all’avvocato prestato al padel: ha seguito Giulia Sussarelo, oggi gestisce Carolina Orsi, Noa Bonnefoy e Flavia Coppola

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Tutto nasce da una passione legata a questo bellissimo sport che è il padel e che genera socialità, amicizia e quella sana competitività che non guasta. Stefano Banfi, ex calciatore professionista, è sempre stato uno sportivo praticante nonostante la sua professione forense. “Ma le passioni servono per stare bene, per sentirti vivo ed anche per lavorare meglio e con il padel ho trovato il giusto equilibrio.” dice, con fermezza.

Conoscendo molte persone e sapendo del suo lavoro, inizialmente qualche giocatore gli ha chiesto qualche consiglio o di esaminare un contratto. “Ricordo che tutto nacque quando seguivo un tennista ITF, con cui ho mantenuto dei buoni rapporti, e la cosa era nota nel circolo che frequentavo dove poi sono sorti i primi campi da padel e tutto è stato una conseguenza…”: cosi Stefano Banfi è diventato manager di padel, ovvero colui che segue giocatori o giocatrici di padel. Insomma, come la figura del procuratore nel calcio.

Carolina Orsi e Stefano Banfi

“Faccio una premessa – precisa Banfi -. La mia scelta è stata quella di “lavorare” con due tipologie di atleti, ovvero che rappresentano il presente ed il futuro del padel. E’ chiaro infatti che solo le seconde o terze generazioni di giocatori potranno ambire a posizioni molto alte nel ranking mondiale, e quindi ho ritenuto di crescere assieme ai giovani, far comprendere loro cosa serve per cercare di arrivare a competere alla pari con i top player spagnoli e argentini, spiegando loro che serve una crescita fisica ma soprattutto mentale. Il mio è un impegno verso il futuro di questo sport e verso il futuro di alcuni ragazzi che hanno la volontà di crescere e diventare dei pro. Un ottimo esempio di ciò è Noa Bonnefoy che seguo da quasi 3 anni e che ora è in Spagna ad allenarsi dal coach Pratto. In questi giorni sto dialogando con Flavia Coppola e spero vivamente che tutto vada per il meglio perché è una ragazza tanto seria quanto talentuosa”.

Bonnefoy e Banti

Diverso, per Banfi, è il discorso sul “presente” del padel: “Dove si deve lavorare in modo differente, sia per l’età degli atleti sia per le loro esigenze. Sappiamo bene che il prize – money dei tornei non consente una tranquillità finanziaria per affrontare la stagione con tutti i viaggi che questa impone. Ho così seguito per due anni Giulia Sussarello, che ho ammirato per il suo talento, e per la stagione 2023 ho iniziato a lavorare con Carolina Orsi che mia ha sorpreso per la sua dedizione, professionalità e costante impegno in tutti gli aspetti del suo essere atleta”.

Il lavoro di Banfi è “cercare di creare per loro una “confort zone”. Devono infatti pensare solo a determinate cose, senza pensare ad altro; devono studiare con profitto (per i giovani), pensare ad allenarsi bene ed avere il focus solo su queste due cose. Per me poi il comportamento e la professionalità sono tutto. Io mi occupo del resto, cercando di trovare le risorse economiche per permettere loro di affrontare la stagione con una certa serenità economica, perchè non sempre la famiglia può arrivare a tutto: ed oggi allenarsi e viaggiare costa. Se poi pensiamo – e dobbiamo ammetterlo – che solo andando in qualche accademia spagnola si può fare il salto di qualità, è normale che qualcuno si preoccupi di aiutare questi ragazzi nel fare ciò. E’ ovvio poi che alla base del rapporto vi deve essere empatia con l’atleta, conoscerlo, capirlo e cercare di aiutarlo in ogni situazione: stima e fiducia alla base del rapporto.  Tra poco inizieremo dei percorsi anche con i mental – coach in quanto l’aspetto motivazionale è decisivo. Altro aspetto importante sono i rapporti con gli sponsor. Oggi le società sponsor chiedono – giustamente – un progetto che possa svilupparsi su molti fronti, perché il solo logo sulla maglia da gara può servire poco. Così, l’aspetto comunicativo diviene importante e quindi ogni atleta deve imparare a “dare” allo sponsor il suo contributo in termini di divulgazione del brand, dei prodotti e di ogni altra esigenza che da questo viene rappresentato. Oggi chi vuol fare il pro deve mettersi in testa che il rapporto con lo sponsor deve essere sinergico ed improntato su un costante e giornaliero confronto; nessun più regala niente. Loro credono in te e tu devi credere il loro”.

E lo stesso Banfi, per primo, ha creduto in questo lavoro: “E’ stato tutto naturale. La passione per lo sport, qualche conoscenza ed il fatto che abbia a che fare con contratti tutti i giorni a reso la cosa molto fluida; non nascondo poi che – anche professionalmente – fare il manager è un fattore di arricchimento culturale e professionale, perché leggi contratti, studi regolamenti e ti confronti con normative straniere. Affascinante. Tutto però nasce da una passione sportiva mai doma, nonostante abbia ben presente gli impegni familiari e professionali.

Il rapporto fra il padel e Banfi è iniziato in maniera molto naturale, come sta succedendo per tanti: “Credo che sia iniziato come tutti – conferma Banfi -. Da sportivo giocavo a tennis in un circolo, dove poi sono stati installati che campi da padel. Un giorno mi sono fermato a vedere una lezione e… tutto è partito. La prima persona che mi ha messo una racchetta in mano è stata Roberta Zandarin; ora non ci sentiamo più spesso ma devo sempre ringraziarla per questo”.

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